Ciao Italian lessons Instructor: Fabiana Papaleoni
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2/1/20262 min leggere
Il 1 febbraio del 1945 con un decreto legislativo fu stabilito il diritto di voto alle donne in Italia, a condizione che avessero almeno 21 anni. La decisione arrivava dopo decenni di iniziative e richieste per avere il suffragio universale nel nostro paese. Circa un anno dopo, le donne poterono votare per la prima volta, ma non al referendum del 2 giugno per scegliere tra monarchia e Repubblica, come molti credono.
La prima via italiana al riconoscimento di un suffragio davvero universale fu quella giudiziaria, quando il 17 marzo del 1861 la carta fondamentale della nuova Italia unita divenne lo Statuto Albertino che all’articolo 24 diceva:Il 30 gennaio del 1945 con l’Europa ancora in guerra e il nord Italia sotto l’occupazione tedesca, durante una riunione del Consiglio dei ministri si discusse del suffragio femminile, che fu sbrigativamente approvato come qualcosa di ovvio o, a quel punto, di inevitabile. Il decreto fu emanato il primo febbraio: potevano votare le donne con più di 21 anni a eccezione delle prostitute che esercitavano «il meretricio fuori dei locali autorizzati». Nel decreto venne però dimenticato un particolare non da poco: l’eleggibilità delle donne che venne stabilita con un decreto successivo, il numero 74 del 10 marzo del 1946; sui giornali se ne parlò pochissimo.Il 10 marzo del 1946 fu la prima occasione in cui le donne italiane poterono votare e essere votate nel corso di un’elezione. Il suffragio femminile in Italia non iniziò infatti con il referendum del 2 giugno 1946 per scegliere tra Repubblica e Monarchia, svolto in contemporanea alle elezioni per scegliere i membri dell’Assemblea Costituente, bensì alcuni mesi prima in occasione delle elezioni amministrative.
Quelle furono le prime elezioni in Italia dalla fine della Seconda guerra mondiale: si votò in 5.722 comuni in cinque tornate, dal 10 marzo al 7 aprile, e in altri 1.383 comuni in otto tornate in autunno, per rinnovare le amministrazioni comunali di tutti i capoluoghi di provincia (tranne Bolzano e Gorizia, dove si votò nel 1948), un tempo governati dai fascisti.
Le donne risposero in massa, e l’affluenza generale superò l’89 per cento. Circa 2mila candidate vennero elette nei consigli comunali, la maggioranza nelle liste di sinistra.




